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LORETO





Loreto
è un comune italiano di 12.325 abitanti[1] della provincia di Ancona nelle Marche.

Loreto è famosa per essere la sede della Basilica della Santa Casa, uno dei più importanti e antichi santuari di pellegrinaggio del mondo cattolico, tanto che forse solo a Lourdes esiste un simile afflusso di fedeli e pellegrini.

Geografia fisica

La città sorge sulla sommità d'una dolce collina, con un'ampia campagna attorno caratterizzata dalla coltivazione dell'ulivo. Svetta per altezza e maestosità la sagoma della cupola e del campanile della Basilica sulla cui cima si trova la figura della Madonna. Il panorama bellissimo può arrivare dalla montagna al mare.

Storia

La città si è sviluppata intorno alla nota Basilica che ospita la celebre reliquia della Santa Casa dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque e visse e dove ricevette l'annuncio della nascita miracolosa di Gesù.

Origini - La leggenda cattolica

Secondo la tradizione cattolica, quando Nazaret, dove la Santa Casa si trovava, stava per essere conquistata nuovamente dai musulmani, che nel 1291 cacciarono definitivamente i cristiani da Gerusalemme; degli angeli scesi dal cielo strapparono la Casa e la portarono in volo, in più tappe, fino a Loreto. Transitarono dapprima a Tersatto, nei pressi di Fiume,  in Croazia, ma essendo preda molto spesso di ladri e malfattori, la ripresero in volo fin nelle Marche. Dapprima la posarono nei pressi di Ancona, nel quartiere di Posatora, che si formò proprio intorno alla reliquia, e il cui nome deriva proprio da questo evento: Posa-et-Ora. Vi restò circa otto mesi; poi la ritraslocarono nei pressi di Porto Recanati,  in località "Banderuola", ma troppo esposta ai pericoli delle incursioni turche, la riposarono di nuovo in un altro luogo, in un terreno proprietà di due fratelli che iniziarono a contendersela. Per l'ultima volta gli angeli la ripresero in volo e la posarono, nella notte fra il 9 e il 10 dicembre del 1294, al centro della strada che da Recanati va al suo Porto, sulla cima di una collina coperta di Lauri, e così dal nome latino di Laurus si chiamò Lauretum, quindi Loreto. Per questo motivo la Madonna di Loreto è venerata come patrona degli aviatori, infatti il 12 settembre 1920 ebbe luogo a Loreto la festa per la proclamazione della Madonna di Loreto quale "Patrona degli Aeronauti", decretata con breve di papa Benedetto XV del 24 marzo dello stesso anno.

L'attestazione storica

Gli studi iniziati sin da pochi anni dopo questo evento, mettono in luce senza ombra di dubbio la provenienza della casa dalla Palestina, sia per stile architettonico che soprattutto per l'uso di materiali costruttivi sconosciuti al territorio delle Marche ed invece molto usati all'epoca in Terrasanta.
Altre evidenze della terra di origine provengono dai dipinti e dai graffiti tuttora visibili che ritraggono santi della chiesa orientale e riportano il passaggio dei pellegrini che sin dall'era di Costantino visitavano la Casa. Inoltre, le dimensioni dell'abitazione coincidono con quelle del "buco" rimasto a Nazaret dove prima si trovava la Casa. Una recente teoria, supportata dal ritrovamento di documenti posteriori al 1294 afferma che il trasferimento fu operato dai principi Angeli Comneno, un ramo della famiglia imperiale di Costantinopoli:  questa teoria è comunque tuttora oggetto di discussione, principalmente  per il fatto che tutti i mattoni della Casa sono ancora saldati dalla malta che si usava in Palestina, un misto di solfato di calcio idrato (gesso)  impastato con polvere di carbone di legna secondo una tecnica dell’epoca, nota in Palestina 2000 anni fa, ma mai impiegata in Italia, e  questo rende evidente che i crociati avrebbero dovuto fisicamente staccarla e trasportala come un unico blocco. Entrambe le tesi sono concordi sul fatto che, come accennato precedentemente, la Casa partì da Nazaret nel 1291 e, dopo essere transitata per la Dalmazia, ossia dopo essere rimasta per circa tre anni a Tersatto (ora un quartiere della città di Fiume in Croazia), giunse a Loreto nel dicembre del 1294. Sulle modalità dell'arrivo della reliquia a Loreto si presenta qualche discordanza con la tradizione. Infatti riguardo al suo trasporto sembra trattarsi di altri angeli. Nel maggio 1900 al vescovo di Digione mons. Landrieux venne confidata, in segreto, da Giuseppe Lapponi, archiatra pontificio, la scoperta certi di documenti negli archivi vaticani. Essi testimoniavano come una nobile famiglia bizantina di nome
Angeli o De Angelis, discendente dagli imperatori di Costantinopoli, nel secolo XIII, asportò le mura della Casa della Madonna da Nazaret, salvandole dalle devastazioni musulmane e le portò in Italia. La notizia è ben confermata dall'apparizione di un antico codice diplomatico dalla Biblioteca Pubblica Statale dell'Abbazia di Montevergine. Il Chartularium Culisanense [2] codice diplomatico dell'ordine Costantiniano Angelico Originario di Santa Sofia, istituito dal despota dell'Epiro Niceforo I Angelo-Comneno, detto "culisanense" in quanto conservato nel palazzo dei principi Angelo-Comneno di Collesano, in provincia di Palermo,  conosciuti come De Angelo o De Angelis. É un antico manoscritto costituito da alcuni fogli che parlano anche della vicenda della Santa Sindone. Fra questi il numero 181, recentemente pubblicato (1985), attesta che le Sante pietre prese dalla Casa della Vergine Maria di Nazaret e un'icona raffiguante la "Madonna col Bambino in grembo" (esistente già agli inizi del sec. XIV nel sacello e poi sostituita con una statua lignea), elementi costitutivi del Santuario Lauretano, furono donate da Niceforo I Angelo-Comneno,  detto Niceforo Angeli, nel settembre-ottobre 1294 come dote di matrimonio della figlia Thamar Angela Comnena Ducena, detta Tamara o Margherita Angeli, con Filippo I d'Angiò principe di Taranto e figlio del re di Napoli Carlo II. La corrispondenza cronologica fra il matrimonio e la data d'arrivo della "Santa Casa" nelle Marche, il 10 dicembre 1294, è evidente. La traslazione a Loreto avvenne sotto il breve papato di Celestino V. Questi, incoronato a L'Aquila il 29 agosto 1294 per volontà di Carlo II d'Angiò e trasferitosi poi a Napoli, il 13 dicembre successivo rinunciò al pontificato. Non mise mai piede a Roma, dove lo sostituiva in qualità di Vicarius Urbis (Vicario del papa) Salvo, vescovo di Recanati. Salvo era stato nominato dall'ascolano Papa Niccolò IV nel 1291 e svolse quest'incarico fino al 1296. Il "Vicarius Urbis" durante le assenze dei pontefici da Roma, esercitava un potere giuridico  in spiritualibus (indulgenze, reliquie, ecc.). Probabilmente allora il vescovo Salvo, dovendo destinare a nome del papa, le "sante
pietre" di una reliquia così insigne, pensò al territorio della sua Diocesi facendole approdare al suo Porto, attivo fin dal 1229 per concessione dell'imperatore Federico II Un diretto collegamento con la famiglia Angeli dell'Epiro
sono due monete rinvenute nel sottosuolo della Santa Casa, le uniche riconducibili alla data della traslazione tra le centinaia ivi rinvenute. Sono inerenti a Guido II de la Roche, duca del feudo francese di Atene dal 1287 al 1308; figlio di Elena Angelina Comnena, detta Elena Angeli, nipote di Niceforo Angeli e cugina di Margherita Angeli. Nei secoli passati era sovente sotterrare monete nelle fondamenta di edifici importanti, soprattutto sacri, per indicare l'epoca e i protagonisti della loro costruzione.

Lo sviluppo Medievale

L'arrivo dell'importante reliquia contribuì immediatamente a fare dell'antica Silva magna de laureto una delle mete più ambite di pellegrinaggio del mondo cattolico. Ben presto le mura originarie vennero sopraelevate in laterizio e coperte da una volta. La prima citazione riguardante Loreto risale al 1315, dove si accenna a un rustico Sacello visitato da devoti fedeli. Il piccolo borgo che crebbe tutt'attorno fu chiamato Villa Loreti.
Dopo solo una ventina d’anni dall’arrivo della Santa Casa si ha già la orazione di un vero e proprio borgo abitato. L’afflusso di pellegrini portava generose offerte tanto che insieme ai devoti arrivarono anche i malfattori che assaltavano i pellegrini lungo il cammino. I rischi riguardavano anche gli ex-voto di materiali preziosi e le donazioni che i Papi cominciarono a inviare a Loreto già dal XIV secolo. Si iniziò così la costruzione di mura di protezione. Per circa un secolo si protrasse la costruzione di un quadrilatero fortificato con quattro torri angolari  sorvegliato giorno e notte da guardie. Nella "Descriptio Marchiae Anconitanae" del 1360 ad opera del cardinal Egidio Albornoz la Villa Sanctae Mariae de Laureto è elencata tra i "Castra" appartenenti al comune di Recanati. Quest'ultimo, già grosso centro della Marca anconitana, organizzava ogni anno una fiera di notevole richiamo sia per l'Italia del centro-nord, sia per l'Europa. Commercio, curiosità e devozione mariana finirono per intrecciarsi.

Verso il Rinascimento

La pietà popolare e il numero dei visitatori crebbero a tal punto che nel 1437 Recanati inviò dapprima un sindaco e quindi un capitano della villa. Dal 1468, per volere del vescovo di Recanati Nicolò de Astis, si diedero inizio ai grandi lavori della Basilica-Fortezza, ben protetta da imponenti muraglioni che le danno ancora oggi un aspetto rocchesco. L'anno seguente Papa Paolo II diede forte impulso al cantiere. Infatti da qualche tempo gravava una grande minaccia, i Turchi. Erano atti a continue scorribande nell'Adriatico e quando approdavano a terra compivano violente razzie, distruzioni e uccisioni. Notizie di tentativi di sbarchi si hanno nel 1456 a Porto Recanati col pieno proposito di assaltare il Santuario, coraggiosamente respinto dagli abitanti; un altro nel 1479 a Grottammare con gravi conseguenze; ancora l'anno seguente con stragi in Puglia. Il 5 giugno 1518 successe un grave fatto, Selim I, detto il crudele, assaltò Porto Recanati riuscendo a penetrare nel castello e depredarlo. Il terrore scaturito da questo gesto spinse Papa Leone X a ordinare la costruzione di una nuova e forte cinta muraria in brevissimo tempo. Furono impiegati tre grandi architetti del tempo: Cristoforo Resse da Imola, Andrea Sansovino e Antonio da Sangallo il Giovane e messi al lavoro ben 400 operai. Nel 1482 Loreto viene elevata a parrocchia dal sempre più crescente numero dei residenti e da quanti operavano per e nel paese; aumentavano così tutti quei servizi che facevano accrescere sia il benessere, sia il lavoro e tutti quegli uffici che attiravano popolazioni da altre zone. Venne costruito un ospedale e dimore per i pellegrini che arrivavano da ogni parte del mondo. L'indulgenza plenaria [3] che Papa Gregorio XIII concesse ai fedeli che avessero visitato il luogo sacro nelle "Feste principali del Signore e della Madonna" contribuì a far lievitare il flusso dei pellegrini. Papa Sisto V diede un forte impulso allo sviluppo urbanistico di Loreto. Col suo proclama del 1586 elevò il borgo a città e così Loreto vide notevolmente  aumentare la sua popolazione e crebbe il numero di pellegrini, tanto che si dovette pensare a un nuovo acquedotto atto a condurre l’acqua delle vigne di Recanati alla piazza del Santuario, completato il 2 dicembre 1606.

Le vicende Napoleoniche

Spariti i Turchi arrivò la minaccia napoleonica. Napoleone Bonaparte stava svolgendo la sua Campagna d'Italia e, vittorioso, costrinse il 23 giugno 1796 papa Pio VI a firmare l'Armistizio di Bologna in cui permetteva l'occupazione di Ancona (assieme alla stessa Bologna e Ferrara) da parte dell'esercito francese. Mentre le principali città delle Marche settentrionali spingevano per la proclamazione della Repubblica Anconitana al fine di non tornare sotto lo Stato Pontificio,  Loreto, da sempre papalina, trepidava per il saccheggio al tesoro del Santuario. Il 9 febbraio 1797, alle sette di sera, Napoleone, diretto a Tolentino,  giunse a Loreto fermandosi a Porta Romana. Qualche notabile lo accolse offrendogli anche le chiavi della città, ma su un bastione vicino era appostato un uomo che armato di fucile aprì il fuoco. La carica fece cilecca e l’attentatore fu preso e fucilato in Piazza dei Galli. Il giorno seguente i soldati francesi portarono via tutto quanto trovarono.  Nonostante il tesoro fosse già stato stipato in tante grosse botti da
vino e trasportato a Roma e nascosto a Castel Sant’Angelo per ordine di Pio VI, sembra che i francesi requisirono 94 chili d’oro e  17 quintali d’argento, quadri e cristalli di Boemia degli armadi. Napoleone entró anche nella Santa Casa e pose il suo sigillo sulla statua della Madonna ordinando di spedirla a Parigi insieme al tesoro. Con il Trattato di Tolentino la statua finì a Roma e poi rinviata, con un viaggio da "Madonna pellegrina" di otto giorni, a Loreto, dove giunse il 9 dicembre 1801. 

Tempi moderni

Il 15 settembre 1934 papa Pio XI con la bolla Lauretanae Basilicae soppresse la cattedra vescovile di Loreto, ponendo il Santuario sotto la diretta autorità della Santa Sede. L'11 ottobre 1935 venne estesa la giurisdizione dell'Amministratore Pontificio al territorio della città di Loreto. Infine, il 24 giugno 1965, papa Paolo VI con la bolla Lauretanae Almae Domus soppresse l'Amministrazione Pontificia e creò la Delegazione Pontificia  per il Santuario di Loreto e la Prelatura della Santa Casa, istituendo nello stesso tempo la cattedra vescovile nella basilica.

Oggi la cattedraarcivescovile della Prelatura territoriale di Loreto è nella Basilica della Santa Casa.

Architetture religiose

La Piazza della Madonna si apre al termine dell'asse principale del borgo come un vero e proprio spazio monumentale attorno al quale si dispongono i massimi capolavori architettonici di Loreto. È tutta incentrata verso
l'imponente mole del Santuario della Santa Casa iniziata nel 1468, terminata solo verso il XVII secolo e completato dal suo campanile dal Vanvitelli nel 1755. Vi lavorarono il "gotha" degli architetti del tempo: Baccio Pontelli, Bramante, Andrea Sansovino, Giuliano da Sangallo e Antonio da Sangallo il Giovane.  La Basilica è in stile gotico-rinascimentale a pianta a croce latina, nata da una antica struttura a tre navate con un'altra che reca al centro una croce greca. La cupola ottagonale fu eretta tra il 1498 e il 1500 da Giuliano da Sangallo. Anche il Bramante partecipò alla realizzazione della facciata, ma non si può vedere l'opera del maestro in quanto fu edificata da Giovanni Boccalini, l'interno è a tre navate separate da colonne quadrate con sopra crociere a costole. Una ricco e sontuoso recinto marmoreo riveste la Santa Casa, il rivestimento progettato dal Bramante fu edificato da Sansovino. La Cappella dell'Annunciazione fu decorata con affreschi di Federico Zuccari, le Sagrestie di San Marco e di San Giovanni rispettivamente da Melozzo da Forlì e da Luca Signorelli, il soffitto ed il padiglione della sala del Tesoro dal Pomarancio. I lati nord ed est sono chiusi dal grandioso Palazzo Apostolico progettato da Giancristoforo Romano e costruito da Andrea Sansovino, Antonio da Sangallo e Giovanni Boccalini.  Nel progetto originario avrebbe dovuto circondare completamente la piazza, ma per il mancato esproprio del lato destro attualmente occupato  dall'edificio dell'ex Collegio Illirico, venne realizzato il solo lato di fronte alla Basilica, conforme al disegno primitivo, ad opera dello stesso Vanvitelli.
Sul lato sinistro del sagrato si scorge il Monumento a papa Sisto V, opera eseguita nel 1587 da Antonio Calcagni con la collaborazione di Tiburzio Vergelli.  Fu eretta a spese della Provincia della Marca e di otto prelati piceni
creati cardinali da Sisto V. Al centro della Piazza si eleva un'artistica fontana, opera di Carlo Maderno e dello zio Giovanni Fontana che la realizzarono tra il 1604 e il 1614. Ornano la fontana alcune sculture in bronzo, lavorate da Tarquinio e Pietro Paolo Jacometti nel 1622. Il Maderno e il Fontana, attraverso una galleria di quasi ciqnue chilometri, vi condussero acque scaturienti in territorio recanatese per soddisfare le esigenze, anche igieniche, dei pellegrini.

Architetture civili

Palazzo della Provincia. Di gusto rinascimentale, sorge lungo corso Boccalini, l'arteria principale della cittadina, è attribuito a Marino di Marco Cedrino o a Giuliano da Maiano.

Palazzo del Comune. Costruito in laterizio, presenta la Torre civica leggermente inclinata eretta nel XVII secolo da Giovanni Branca. La merlatura venne aggiunta nel 1887.

Acquedotto degli Archi. Voluto da papa Paolo V in seguito al vertiginoso sviluppo di Loreto e dal sempre crescente flusso di pellegrini. Venne iniziato con il Capitolato d'appalto del 2 dicembre 1606 e terminato nel 1620. Il progetto di condurre le "acque delle Vigne" di Recanati alla piazza del Santuario, venne affidato a Giovanni Fontana e Carlo
Maderno. Una derivazione, attraverso Porta Romana, forniva acqua anche alla fontana di Piazza dei Galli.

Architetture militari

Mura. La città è circondata da una cinta muraria eretta a partire già dal XIV secolo come difesa soprattutto dalle incursioni turche nell'Adriatico. Dopo l'assalto di Porto Recanati del 5 giugno 1518 da parte di Selim I il Crudele, Papa Leone X avviò rapidamente la ricostruzioni completa delle mura. Dal 1518 al 1522 ci lavorarono tre architetti. Ideate da Antonio da Sangallo il Giovane, realizzate da Cristoforo Resse da Imola e perfezionate da Andrea Sansovino.
Il cantiere doveva compiersi in fretta, precisi erano gli ordini papali, così venne impiegato il materiale da costruzione preparato per il porto di Recanati, e furono messi al lavoro 400 operai, anche di domenica. Le mura vennero dotate di merli arcuati binati e di bastioni, e  munite di 26 pezzi d’artiglieria. Sul lato meridionale si apre la Porta  Romana, edificata su disegno dell'architetto maceratese Pompeo Floriani verso il 1590, e decorata con due statue di Profeti
scolpite da Simone Cioli nel 1538-41, destinate in un primo momento al Rivestimento marmoreo della Santa Casa. Sul lato settentrionale, dietro le absidi della Basilica, si apre la cosiddetta Porta Marina, Aperta al tempo di Clemente VII (1523-1534) ma costruita da Giovanni Branca nel XVII secolo con l'ornamento delle caratteristiche api barberiniane di Urbano VIII (1623-1644). Il Bastione Sangallo, dal nome
dell'architetto che lo progettò, conserva al suo interno le antiche casematte da cui si difendeva la città, nonché una piazza d’armi. Oggi ospita una sala-teatro polifunzionale.
Piazza e Fontana dei Galli. Piazza Leopardi, o meglio conosciuta come dei "Galli" si apre davanti la cinquecentesca Porta Romana. Deve l'aspetto odierno all'impianto di urbanizzazione settecentesco, al tempo della costruzione del campanile del Vanvitelli,  infatti sistemata inizialmente col materiale ricavato dalla demolizione  del vecchio campanile. Al lato della piazza si apre un Loggiato, detto "Portico delle Transenne" eretto nella seconda età del XVIII secolo come  riparo ai pellegrini che arrivavano di notte al santuario e che trovavano chiuse le porte della città. In seguito vi si aprirono delle botteghe, divenne luogo di Posta e di partenza delle diligenze con relativo riposo dei cavalli. Tra il verde dei giardini del lato opposto al portico è la Fontana dei Galli, fatta costruire nel 1614-16 da
Antonio Maria Gallo e decorata con stemmi e vivaci figure di galli, opera dei fratelli Tarquinio e Paolo Jacometti.
Cimitero polacco. Di fronte Porta Marina si scende per la cosiddetta Scala Santa il crinale della collina e si raggiunge il cimitero, luogo di sepoltura di circa 1100 soldati polacchi caduti nella Seconda guerra mondiale.

Loreto e l'Aeronautica Militare

L'Aeronautica Militare è profondamente legata alla città: Loreto è sede della Scuola Perfezionamento Sottufficiali A.M. (S.P.S.A.M.) che ha il compito di provvedere all’aggiornamento professionale del personale Sottufficiale della Forza Armata con corsi e seminari di aggiornamento. Recentemente vi è stata nuovamente trasferita la Scuola Lingue Estere – A.M., in precedenza a Ciampino, il cui scopo è migliorare la conoscenza delle lingue estere di tutto il Personale dell'Aeronautica, destinato ad incarichi in cui è necessaria la padronanza di altre lingue, sia in
Italia sia al di fuori dei confini nazionali.

Museo storico aeronautico

Il legame è rafforzato anche con la presenza del Museo storico aeronautico che ha la sua peculiarità nell'esposizione di centinaia di divise militari dell'Aeronautica, alcune pezzi unici.